20 Gennaio 2017

Per fare il sindaco ci vuole un fisico bestiale. La mia intervista su Libertà

Per fare il sindaco oggi ci vuole competenza, passione, grande capacità di relazione e soprattutto “un fisico bestiale”. Una missione, con tanto spirito di sacrificio.
Lo spiego in questa mia intervista su Libertà, il quotidiano di Piacenza.

-di Marcello Pollastri

L’identikit del nuovo sindaco di Piacenza? Roberto Reggi canticchia il successo di Luca Carboni “ci vuole un fisico bestiale…”. “Lo dico sul serio, per me non può avere più di 50 anni, deve pedalare”. L’ex sindaco aggiunge “La candidatura unitaria è l’unica via possibile. Le primarie rischiano di essere deleterie per noi.”

Reggi, nel Pd è partita la fase di ascolto nei circoli. Il partito è in ritardo nella scelta del successore di Paolo Dosi?

“Non penso assolutamente che sia in ritardo, anzi. La scelta del candidato sindaco rappresenta l’ultimo passaggio di un progetto politico che parte dall’allestimento del programma migliore per la città. Ed è quello che il Pd sta facendo. Poi occorre individuare colui che è in grado di interpretare al meglio questo programma. Ricordo che nel 2002 la mia candidatura uscì a febbraio, quindi siamo in linea.”

A proposito. Nel 2002 la sua candidatura colse di sorpresa visto che a quel tempo la sua non era ancora una figura sulla breccia. È uno schema che anche oggi potrebbe rivelarsi vincente?

“Non lo escludo. Il nuovo sindaco dovrebbe essere anzitutto competente. È fondamentale conoscere tutte le energie di questa città in ogni campo: lavoro, sport, cultura. Deve avere passione, perché oggi fare il sindaco non dà grandi soddisfazioni economiche né ti proietta necessariamente nell’olimpo della politica. Deve avere capacità di tessere relazioni, soprattutto in campo nazionale visto che le risorse sono quelle che sono. E poi deve avere il fisico, “un fisico bestiale”, perché si fatica: per questo penso debba avere meno di 50 anni.”

Quindi, nonostante certe indiscrezioni che circolano, lei esclude un suo ritorno a Palazzo Mercanti?

“Mi è stato chiesto. Anzi, qualcuno oggi lo fa ancora. Ma lo escludo nel modo più assoluto. Dopo dieci anni di servizio totale in cui ho consegnato alla città tutto il mio tempo, si era esaurita la spinta innovativa. Se accettassi perderei anzitutto la sfida con me stesso. Dico di più: io applicherei a tutti gli incarichi pubblici la norma che impone il cambiamento dopo dieci anni di mandato.”

Però nel Pd si dice ancora che non si muova foglia che Reggi non voglia. E che sul candidato ci debba essere il suo imprimatur.

“Non è così. Quella del candidato sindaco sarà il frutto di una scelta collettiva. Io, come gli altri, metterò a disposizione la mia esperienza amministrativa maturata a livello locale e nazionale. Quello che si dice è un modo per poi scaricare la colpa addosso a qualcuno se le cose non vanno bene.”

Scelta collettiva, diceva. Ma con tutte le liti nel Pd non sarà facile?

“Credo invece che si possa arrivare a una candidatura unitaria. Dobbiamo metterci in testa che è l’unica soluzione possibile, considerando anche l’alta conflittualità presente sia a livello nazionale che locale. Costituirebbe un’enorme debolezza dover gestire i risultati di eventuali primarie. La candidatura unitaria è l’unica via possibile. E devo dire che vedo grande impegno da parte di tutti nel partito per arrivarci”.

Capitolo alleanze. Il Pd può essere autosufficiente?

“No, non lo sarà mai. Deve trovare un fronte di alleanze che sia più ampio possibile. L’esperienza degli ultimi quindici anni dimostra che il civismo è una forza fondamentale. Il candidato sindaco non dovrà essere per forza espressione del Pd, ma di un progetto ampio di centrosinistra. E credo che di persone con i requisiti di cui si parlava ce ne siano. Ma sui nomi non mi esprimo, eviti pure la domanda”.

Siamo quasi a febbraio. Anche nel centrodestra e nei 5 Stelle non sembra essersi individuato il profilo corretto di candidato. Che segnale è?

“Il segnale che oggi fare il sindaco è complicato. È tutto più difficile. Ciò è dovuto in gran parte alle debolezze del sistema politico complessivo. Fare il sindaco è un’esperienza unica, gratificante, perché vivi in contatto con la tua gente. Però richiede tantissimi sacrifici e ti concede poca gloria”.

Nel 2012 disse che Dosi era il candidato sindaco ideale per quel periodo storico. Come ha assolto al suo dovere di cittadino?

“Il mio è un giudizio positivo. Grazie al suo carattere Dosi ha rassicurato tutti nei momenti di difficoltà e con la sua squadra è riuscito a fare il massimo. La Pira diceva: un buon sindaco deve prendersi cura prima di tutto dei più deboli. Lui l’ha fatto”.

Dopo quindici anni di centrosinistra, teme più il centrodestra o il Movimento 5 Stelle?

“Se noi sapremo allestire un programma all’altezza, nessuno potrà fare meglio”.

 

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